Federico Faggin coscienza: lago notturno con un microchip che si scioglie in luce

Federico Faggin e la coscienza: la teoria dell’inventore del microchip spiegata semplice


Hai mai pensato che l’uomo che ha messo un cervello elettronico dentro i computer potesse un giorno dire che una macchina non sarà mai cosciente? È proprio la storia di Federico Faggin e della coscienza. In questo articolo ti spiego in modo semplice la sua teoria: perché per lui la coscienza viene prima della materia, cosa sono le Seità (e le monadi di Leibniz da cui prendono ispirazione), perché l’intelligenza artificiale non potrà mai provare emozioni e cosa cambia tutto questo nella tua vita di ogni giorno.

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La materia non crea la coscienza: è la coscienza che crea la materia per fare esperienza di sé. Questo, in una frase, è il rovesciamento proposto da Federico Faggin. Sembra un’idea lontana dalla vita quotidiana, eppure cambia il modo in cui guardi te stesso, gli altri, la sofferenza e perfino la tecnologia che usi ogni giorno.

Chi è Federico Faggin: dal microchip alla coscienza

Federico Faggin nasce a Vicenza il 1° dicembre 1941 e si laurea in fisica all’Università di Padova nel 1965. Dopo una prima esperienza in Olivetti, nel 1968 si trasferisce in California. Alla Fairchild sviluppa la tecnologia MOS con porta di silicio (Silicon Gate Technology), che rende possibili chip più veloci e più piccoli.

Poco dopo passa a Intel, dove nel 1971 progetta l’Intel 4004, il primo microprocessore commerciale della storia. In pratica è il “cervello” che oggi trovi in ogni computer, telefono e automobile. Dirige poi lo sviluppo dell’8080 e nel 1974 fonda Zilog, l’azienda dello Z80, uno dei processori più diffusi di sempre.

Nel 1986 è tra i fondatori di Synaptics, che crea i primi touchpad e i primi touchscreen. Nel 2010 riceve dal presidente degli Stati Uniti la National Medal of Technology and Innovation, il più alto riconoscimento americano per l’innovazione tecnologica.

Insomma, se esiste qualcuno che sa davvero cosa può fare (e cosa non può fare) un computer, è lui. Ed è proprio per questo che la sua teoria della coscienza fa così rumore.

Il risveglio del lago Tahoe: dove nasce tutto

La teoria di Faggin non nasce a tavolino. Nasce da un’esperienza vissuta in prima persona. Nel 1990 aveva raggiunto tutto quello che la Silicon Valley promette: successo, ricchezza, fama. Eppure, con grande onestà, si accorge di essere infelice e di aver recitato a lungo i ruoli che la società gli chiedeva.

Durante le vacanze di Natale del 1990, a Lake Tahoe, una notte si sveglia e non riesce a riaddormentarsi. Racconta di aver sentito una potente energia sgorgare dal petto. Non era un’idea né una visione, ma un’esperienza fisica e cosciente di luce bianca scintillante, piena di amore incondizionato, pace profonda e gioia indicibile.

In quel momento, dice, la sua coscienza si è espansa ovunque. Si sentiva allo stesso tempo l’osservatore e ciò che osservava. Da qui la sua conclusione: quell’energia di amore e consapevolezza è la sostanza di cui è fatto tutto ciò che esiste.

Da quella notte comincia un percorso di oltre trent’anni, fatto di meditazione, ricerca psicologica e studio scientifico. Faggin si convince che le neuroscienze confondono i segnali elettrici del cervello con l’esperienza vissuta dall’interno. E capisce che l’onestà verso se stessi e la responsabilità personale sono la strada per uscire dall’autosvalutazione e conoscere la vera natura del Sé.

Una chiave per capire tutto: il videogioco della coscienza

L’argomento è complesso, quindi prima di entrare nei dettagli ti do una chiave semplice. Tienila a mente, perché ogni concetto che troverai più avanti si appoggia qui.

Immagina un videogioco in realtà virtuale. Ci sono quattro elementi:

  • il giocatore, cioè la persona vera che prova emozioni, sceglie e dà significato a ciò che accade;
  • l’avatar, il personaggio che si muove dentro il gioco;
  • lo schermo, dove compaiono paesaggi, oggetti e altri personaggi;
  • il codice, fatto di numeri e istruzioni, che permette ai giocatori di incontrarsi nello stesso mondo.

Nella visione di Federico Faggin il giocatore è la tua coscienza, che lui chiama Seità. L’avatar è il tuo corpo. Lo schermo è lo spazio e il tempo in cui vivi. Il codice sono i simboli: parole, gesti, bit e materia. La scienza materialista, secondo lui, studia lo schermo e il codice e poi conclude che il giocatore non esiste. Faggin invece parte dal giocatore.

Il rovesciamento: la coscienza viene prima della materia

Per decenni la visione scientifica dominante, che Federico Faggin chiama scientismo o materialismo riduzionista, ha considerato la coscienza un epifenomeno. In altre parole, un effetto collaterale prodotto dalla complessità elettrica e chimica dei neuroni. In questa prospettiva l’universo è una grande macchina senza vita, guidata dal caso e dal determinismo, e tu sei un automa biologico destinato a spegnersi con la morte del corpo.

Faggin propone un vero rovesciamento ontologico. L’ontologia è lo studio di ciò che esiste, mentre l’epistemologia riguarda il modo in cui lo descriviamo, per esempio con la matematica. Secondo lui la prima deve venire prima della seconda. La realtà viene prima della sua descrizione.

Federico Faggin racconta di aver cercato per anni di spiegare la coscienza con la fisica quantistica, finché ha capito di essere caduto nella trappola dei fisici. Non è la fisica a spiegare la coscienza: è la coscienza che crea la matematica con cui descriviamo la fisica. Per questo coscienza e libero arbitrio, per lui, sono proprietà primarie e irriducibili della natura.

L’Uno: dinamico, olistico, desideroso di conoscersi

Alla base della teoria c’è quello che Faggin chiama Postulato dell’Essere. La realtà ultima è l’Uno, la totalità indivisibile di tutto ciò che esiste, sia ciò che è già manifesto sia ciò che è ancora solo possibile. L’Uno ha tre caratteristiche inseparabili:

  • è dinamico: non resta mai uguale a se stesso, ma si trasforma ed evolve istante dopo istante;
  • è olistico: non è fatto di pezzi staccati, perché ogni sua parte è collegata al tutto;
  • desidera conoscersi: ha un impulso interiore a esplorare la propria potenzialità infinita.

Se ti suona familiare, non è un caso. Nel sito ho parlato più volte dell’Uno e dell’Assoluto, per esempio nell’articolo su l’architettura dell’Essere e la trinità cosmica.

La ragnatela cosmica

Per capire l’olismo senza equazioni, Faggin usa una metafora: una ragnatela infinita. Non puoi toccare un solo filo senza che la vibrazione arrivi a tutta la struttura. Allo stesso modo, nulla nell’universo è davvero isolato.

Monadi e Seità: chi siamo davvero

Qui arriva la domanda chiave. Se l’Uno è indivisibile, come fa a conoscere se stesso? Secondo Faggin si proietta in infinite prospettive interiori, infiniti punti di vista. Ognuno di questi centri di coscienza è una Seità, cioè un campo quantistico cosciente di sé. Per spiegare le Seità, Faggin le paragona alle monadi di Leibniz.

Chi era Leibniz e cosa sono le monadi

Gottfried Wilhelm Leibniz, vissuto tra il 1646 e il 1716, è stato un filosofo e matematico tedesco. Ha inventato il calcolo infinitesimale nello stesso periodo di Newton, ma in modo indipendente. Inoltre ha studiato il sistema binario, fatto solo di 0 e 1, che secoli dopo è diventato la lingua dei computer. Curioso, vero? Il padre del binario e il padre del microprocessore si incontrano proprio sulla coscienza.

Nel 1714 Leibniz scrive la Monadologia. Le monadi sono per lui le sostanze semplici di cui è fatta la realtà: non hanno parti, non occupano spazio e hanno una vita interiore fatta di percezioni. Ogni monade è uno “specchio vivente” dell’universo, che riflette il tutto dal proprio punto di vista.

C’è però una differenza importante. Le monadi di Leibniz sono “senza finestre”: non comunicano direttamente tra loro, e l’accordo tra loro è garantito da un’armonia stabilita da Dio. Le Seità di Faggin, invece, comunicano, si incontrano e possono unirsi.

Dalle monadi alle Seità: la parte che contiene il tutto

Ogni Seità è una parte-intero. Significa che è una parte dell’Uno, ma contiene in sé tutto il potenziale e la natura dell’Uno, pur esprimendolo da un punto di vista unico e irripetibile.

Se leggi i miei articoli sulla spiritualità, ritroverai un’idea simile nella Scintilla divina e nel percorso dell’individualità.

Tre immagini per capire la Seità

  • La cellula: quasi ogni cellula del tuo corpo contiene l’intero genoma dell’uovo fecondato da cui sei nato. Eppure ognuna si specializza: una diventa muscolo, un’altra neurone. Allo stesso modo ogni Seità contiene il potenziale dell’intero universo.
  • L’onda e il mare: nella fisica classica pensiamo agli oggetti come biglie separate. Nella fisica quantistica, invece, una Seità è lo stato di un campo indivisibile. È come un’onda: ha la sua forma e il suo movimento, ma non si può mai staccare dall’oceano.
  • Il drone e il pilota: il corpo non è la tua vera identità. È un avatar, un “drone” pensato per muoversi nello spazio e nel tempo. Il vero te è il pilota cosciente, che si trova nel campo quantistico profondo.

L’idea che il corpo fisico sia solo il veicolo più denso della coscienza la trovi anche nella tradizione esoterica dei corpi sottili.

Lo spazio-tempo come display

Se la coscienza è la realtà primaria, cos’è allora il mondo fatto di alberi, pianeti e corpi? Per Faggin lo spazio-tempo e la materia non sono la realtà ultima. Sono piuttosto una costruzione “quasi virtuale”, un’interfaccia creata dalla coscienza perché le Seità possano comunicare e scambiarsi informazioni.

Torna al videogioco. Quando indossi un visore di realtà virtuale vedi profondità, oggetti e movimento. Tuttavia, dentro il visore quegli oggetti non esistono: sono solo punti di luce, pixel, generati dal sistema. Allo stesso modo, lo spazio-tempo è il display dell’universo, su cui la coscienza proietta i dati della realtà profonda.

Un’idea molto simile si trova nel Cerchio Firenze 77, un gruppo spirituale fiorentino di cui ti parlo meglio più avanti. Anche lì si insegnava che la materia è Spirito “aggregato”, come racconto nell’articolo su materia e corpi sottili.

Spirito, mente e corpo: la triade dell’esistenza

Per descrivere come funziona l’esperienza, Faggin individua tre livelli inseparabili. Ecco uno schema semplice:

LivelloCosa contieneA cosa corrisponde
SpiritoSignificato profondo, bene, amore, pace, beatitudineLa realtà primaria, fonte del libero arbitrio e dell’intenzione, scopo della conoscenza di sé
MenteQualia: sensazioni, emozioni e pensieri vissuti dall’internoInformazione quantistica: privata, non copiabile
CorpoSimboli: parole, gesti, bit, atomi, materiaInformazione classica: pubblica, copiabile, condivisibile

Nel videogioco, lo spirito è il perché il giocatore gioca. La mente è ciò che prova mentre gioca. Il corpo è l’avatar con cui agisce sullo schermo.

I qualia e il teorema di non clonazione

I qualia sono le esperienze vissute in prima persona: il sapore del pane, il profumo di una rosa, il rosso di un tramonto, il sentimento dell’amore. Prova a spiegare a qualcuno com’è il sapore del caffè. Puoi usare mille parole, ma non potrai mai trasmettergli la tua esperienza.

Secondo Faggin il motivo è fisico. I qualia corrispondono all’informazione quantistica, e uno stato quantistico non si può copiare: è il teorema di non clonazione, dimostrato nel 1982 da Wootters e Zurek in un articolo pubblicato su Nature. Di conseguenza il tuo mondo interiore è davvero privato. Per comunicarlo devi tradurlo in simboli condivisibili, cioè parole, gesti e bit, che però perdono sempre qualcosa dell’originale.

Il libero arbitrio nel collasso della funzione d’onda

Nella fisica quantistica le equazioni descrivono un insieme di possibilità sovrapposte. Quando però avviene una misurazione, questa “nuvola” di probabilità si riduce a un solo evento concreto. È il cosiddetto collasso della funzione d’onda, che la fisica tradizionale considera casuale e senza una causa.

Insieme al fisico Giacomo Mauro D’Ariano, dell’Università di Pavia, Faggin propone un’altra lettura nell’articolo scientifico Hard Problem and Free Will. Il collasso sarebbe l’atto di libero arbitrio del campo cosciente, visto da due lati:

  • dall’esterno, cioè con gli occhi della misurazione oggettiva, la scelta appare casuale o statistica;
  • dall’interno, cioè dal punto di vista della Seità, è una decisione intenzionale guidata dal significato e dal desiderio di conoscere.

Pensa a una persona che dal balcone osserva una folla. Ogni passante sembra muoversi a caso. Eppure ognuno, dentro di sé, sa benissimo dove sta andando e perché. Del libero arbitrio e del suo vero significato ho parlato anche nell’articolo sulla vera libertà e la logica delle varianti.

Un universo olografico e frattale

L’Uno vuole conoscersi attraverso l’autoriflessione, cioè rispecchiando la propria totalità in ogni sua emanazione. Secondo Faggin questo dà alla realtà una struttura olografica e frattale.

In un ologramma ogni frammento contiene l’informazione dell’intera immagine. In un frattale, come un cavolo romanesco o una felce, ogni parte ripete la forma del tutto. Allo stesso modo ogni Seità riflette la totalità dell’Uno, da un punto di vista dinamico e irripetibile. È un’eco moderna dell’antica idea di microcosmo e macrocosmo.

Seità composte: come nasce un intero più grande

Le Seità non restano isolate. Quando due o più Seità si incontrano per conoscersi in profondità, possono entrare in risonanza interiore, condividendo per una parte lo stesso stato quantistico. In quel caso nasce una nuova Seità composta, di livello superiore, senza che quelle di partenza vengano distrutte.

Un esempio viene dalla fisica. Quando il campo di un elettrone e quello di un protone entrano in risonanza, nasce l’atomo di idrogeno. L’atomo non è la semplice somma delle sue parti, ma un nuovo intero con proprietà che prima non c’erano.

Lo stesso principio vale per il tuo corpo. Miliardi di cellule, ognuna una parte-intero, collaborano sotto la guida della Seità composta che sei tu. Si tratta di un organismo, non di un meccanismo: la materia entra ed esce continuamente, eppure la forma resta.

Perché per Federico Faggin l’intelligenza artificiale non avrà coscienza

È forse la parte più attuale della teoria. Federico Faggin, che i computer li ha resi possibili, sostiene che una macchina classica non potrà mai diventare cosciente. I motivi sono quattro:

  1. Simboli senza significato: i computer e i modelli di intelligenza artificiale elaborano solo informazione classica, fatta di bit 0 e 1. Manipolano segni, ma non sanno cosa significano e non provano qualia.
  2. Nessun libero arbitrio: l’IA segue algoritmi e calcoli statistici. Le sue “scelte” sono deterministiche oppure estratte a caso, ma mai intenzionali né guidate da un senso etico.
  3. Nessuna emergenza: nella fisica classica il tutto è la somma delle parti, cioè interruttori e transistor. Nessun meccanismo classico può far nascere la coscienza dal nulla.
  4. Meccanismo e organismo: un computer è assemblato dall’esterno, pezzo per pezzo. Un essere vivente, invece, nasce da cellule che sono parti-intero, guidate da un campo cosciente.
Essere umanoIntelligenza artificiale
InformazioneQuantistica: vissuta, privata, non copiabileClassica: bit, pubblica, copiabile
ComprensioneProva emozioni, intuizione, empatia, significatoManipola simboli senza significato interiore
NaturaOrganismo fatto di parti-interoMeccanismo: somma di transistor
DecisioniLibero arbitrio e senso eticoAlgoritmi deterministici o probabilistici

Per Faggin credere che una macchina possa diventare cosciente significa confondere la fotografia di una persona con la persona reale, o la mappa con il territorio. Se ti interessa il lato pratico, ho raccontato cosa succede quando si usa ChatGPT come specchio per conoscersi.

Una scossa per risvegliarci

Faggin non è contro l’intelligenza artificiale. La considera uno strumento straordinario, da usare con etica a sostegno dell’uomo. Anzi, la vede come una scossa che può spingere l’umanità a risvegliarsi.

Il rischio, secondo lui, è un altro. Se ti consideri una macchina, finirai per farti dominare da chi controlla le macchine. Se invece riconosci la tua natura spirituale, potrai usare l’IA per liberarti dai compiti ripetitivi e dedicarti a creatività, empatia e consapevolezza.

Sofferenza, onestà e responsabilità

Un capitolo importante della filosofia di Faggin riguarda la sofferenza interiore. Per lui non è un male senza senso, ma un campanello d’allarme. È un maestro che ti avverte che stai vivendo in disarmonia con la tua vera natura, e ti segnala incomprensioni, errori e omissioni.

Per superarla servono due atteggiamenti. Il primo è l’onestà verso te stesso: smettere di fingere di essere felice per recitare un ruolo o indossare una maschera sociale. Il secondo è la responsabilità. Faggin sottolinea che molte sofferenze nascono non solo da azioni sbagliate, ma anche dall’indifferenza, cioè dal non agire quando avremmo dovuto, davanti a un’ingiustizia o a un bisogno.

I bambini, osserva, sono spontanei e vicini alla vera natura della coscienza, perché non sono ancora condizionati da ruoli, convenzioni e competizione. Ritrovare quella spontaneità significa riconnettersi con il vero Sé.

È un tema che mi sta molto a cuore: ne ho scritto parlando di come smettere di soffrire secondo il Buddha e del peso delle maschere sociali in sentirsi disadattati.

Bene, male e cooperazione

Dalla teoria di Faggin nascono conseguenze etiche profonde:

  • Il bene: è la natura stessa dell’Uno, fatta di amore, gioia, unione e conoscenza. Poiché siamo tutti parti-intero dello stesso Uno, il bene che fai a un altro lo fai letteralmente a te stesso.
  • Il male: non ha una sostanza propria. È assenza di bene, un’incomprensione dovuta ai limiti dei simboli o all’illusione dell’ego di essere separato dal tutto.
  • Cooperazione invece di competizione: lo scientismo ha trasformato la “sopravvivenza del più adatto” in un dogma che giustifica la competizione sfrenata. Faggin la considera una definizione circolare, perché chi sopravvive viene definito il più adatto proprio perché è sopravvissuto. Per lui la cooperazione è il vero principio su cui si regge la natura.

L’illusione di un io separato è il cuore dell’articolo su l’ombra dell’Io.

Reincarnazione, premorte e continuità dell’essere

Negli scritti e nelle conferenze più recenti, Faggin unisce la ricerca scientifica alla saggezza spirituale delle grandi tradizioni, dai Veda alla mistica. Distingue però la spiritualità dalle religioni istituzionali. Queste ultime, dice, spesso aggiungono dogmi che dividono e portano a conflitti. La vera spiritualità invece è una sola, perché si fonda sulla capacità della coscienza di conoscere la realtà direttamente, attraverso l’esperienza interiore.

La vita come palestra

Per Faggin non sei un corpo destinato al nulla, ma una Seità eterna che abita per un tempo un corpo fisico. L’universo che percepisci sarebbe stato creato dalle Seità stesse come una palestra, un laboratorio di esperienza:

  • lo scopo dell’incarnazione è imparare aspetti importanti di te stesso, facendo esperienza diretta attraverso la materia e la relazione con gli altri;
  • il ciclo delle vite, che le tradizioni orientali chiamano samsara, permette alla Seità di esplorare prospettive sempre nuove, trasformando la mancanza di comprensione in conoscenza;
  • l’evoluzione non finisce mai: poiché l’Uno è infinito, la conoscenza di sé è un’espansione creativa senza fine, e non una fusione statica e definitiva nel tutto.

Sul legame tra reincarnazione, karma e libertà trovi un approfondimento nell’articolo su karma e libertà secondo il Cerchio Firenze 77.

Cosa dicono gli studi sulle esperienze di premorte

Federico Faggin cita le esperienze di premorte (NDE, dall’inglese near death experiences) come conferma che la coscienza non si spegne con il corpo. Chi le vive racconta di vedere il proprio corpo dall’esterno, di muoversi oltre lo spazio e il tempo e di provare amore incondizionato e pace. Per lui la morte non è un interruttore che si spegne, ma un cambio di stato: il pilota si stacca dal drone e torna nella realtà profonda.

Cosa dicono i dati? Il cardiologo olandese Pim van Lommel ha seguito 344 persone rianimate dopo un arresto cardiaco. In uno studio pubblicato su The Lancet, il 18% ha riferito un’esperienza di premorte. Inoltre questa non dipendeva dalla durata dell’arresto né dai farmaci. Più di recente, lo studio AWARE II ha monitorato il cervello durante la rianimazione in 25 ospedali. Su 28 sopravvissuti intervistati, 6 hanno descritto un’esperienza “trascendente” della morte.

È giusto però dirlo con onestà. Per Federico Faggin queste esperienze sono un’evidenza della continuità della coscienza; per la scienza ufficiale restano un fenomeno reale ma ancora da spiegare. Lo studio AWARE II, per esempio, ha registrato in alcuni pazienti un’attività cerebrale simile a quella cosciente anche dopo molti minuti di rianimazione.

Federico Faggin e il Cerchio Firenze 77: le somiglianze

Se non lo conosci, il Cerchio Firenze 77 è stato una delle esperienze spirituali più significative dell’Occidente moderno. Non era una religione né un’organizzazione. Era un piccolo gruppo di persone che, dal 1946 al 1984, si riuniva a Firenze attorno al medium Roberto Setti. Durante le sedute alcune entità, chiamate Guide, trasmettevano insegnamenti su Dio, la coscienza, il karma, la reincarnazione e il senso della vita. Il loro invito non era a credere, ma a comprendere. Le riunioni sono state trascritte e raccolte in un’ampia opera, che ancora oggi si può leggere.

Ebbene, chi legge gli insegnamenti del Cerchio Firenze 77 ritrova in Faggin molte idee familiari, anche se espresse con il linguaggio della fisica:

  • l’Uno o Assoluto come realtà prima, da cui tutto emana (ne parlo in l’Assoluto (Dio));
  • la materia come espressione della coscienza, e non il contrario;
  • l’individuo come microcosmo, che contiene in sé il tutto;
  • la reincarnazione come scuola di comprensione;
  • il male come mancanza di comprensione, e non come forza autonoma;
  • l’io separato come illusione da superare.

C’è anche una differenza interessante. Il Cerchio Firenze 77 parla di una fusione finale con l’Assoluto, mentre Faggin descrive un’espansione della conoscenza di sé che non ha mai fine.

Se vuoi approfondire, nel mio blog ho dedicato al Cerchio Firenze 77 un’ampia sezione: la trovi nella mappa degli insegnamenti del Cerchio Firenze 77. Inoltre ho raccolto i temi principali in un libro, l’Atlante del Cerchio Firenze 77: oltre 200 pagine e 70 illustrazioni per orientarti tra cosmo, coscienza, karma e reincarnazione.

I libri di Federico Faggin

Se vuoi approfondire, Faggin ha raccontato il suo percorso in tre libri, tutti pubblicati da Mondadori:

  • Silicio (2019): l’autobiografia, dall’invenzione del microprocessore alla nuova scienza della consapevolezza;
  • Irriducibile (2022): la teoria della coscienza, della vita e dei computer, e perché la nostra natura non è riducibile a una macchina;
  • Oltre l’invisibile (2024): il dialogo tra scienza e spiritualità, con temi come il senso della vita, la sofferenza e ciò che accade dopo la morte.

Federico Faggin sostiene inoltre la ricerca sulla coscienza con la Faggin Foundation, fondata nel 2011.

Cosa puoi portarti nella vita di tutti i giorni

Puoi essere d’accordo o meno con la teoria di Faggin. Tuttavia contiene alcuni spunti che puoi mettere in pratica da domani:

  • ascolta i tuoi qualia: fermati qualche volta al giorno e chiediti cosa senti davvero, non solo cosa pensi;
  • sii onesto con te stesso: chiediti dove stai recitando un ruolo che non ti appartiene;
  • leggi la sofferenza come un segnale: invece di reprimerla, chiediti cosa ti sta indicando;
  • non restare indifferente: spesso il danno più grande è non agire quando dovresti;
  • scegli la cooperazione: il bene che fai a un altro torna anche a te;
  • usa la tecnologia, non farti usare: l’IA può liberarti tempo per ciò che solo tu puoi fare, cioè sentire, creare e amare.

Se vuoi allenare questo sguardo interiore, un buon punto di partenza è la pratica descritta in meditare per conoscere se stessi.

Riepilogo

  • Per Federico Faggin la coscienza non nasce dalla materia: è la coscienza che crea la materia per fare esperienza di sé.
  • La realtà ultima è l’Uno, dinamico, olistico e desideroso di conoscersi.
  • L’Uno si esprime in infinite Seità, campi coscienti simili alle monadi di Leibniz, ognuno parte-intero del tutto.
  • Lo spazio-tempo è un display, il corpo è il drone e la coscienza è il pilota.
  • I qualia sono informazione quantistica: privata e impossibile da copiare.
  • Il collasso della funzione d’onda sarebbe un atto di libero arbitrio.
  • L’intelligenza artificiale elabora simboli, ma non prova nulla e non sceglie.
  • Sofferenza, onestà, responsabilità e cooperazione sono la via per tornare al vero Sé.

Riferimenti

  1. Wootters WK, Zurek WH. A single quantum cannot be cloned. Nature. 1982;299(5886):802-803. doi: 10.1038/299802a0.
  2. D’Ariano GM, Faggin F. Hard Problem and Free Will: an information-theoretical approach. arXiv. 2020:2012.06580.
  3. van Lommel P, van Wees R, Meyers V, et al. Near-death experience in survivors of cardiac arrest: a prospective study in the Netherlands. Lancet. 2001;358(9298):2039-45. PMID: 11755611.
  4. Parnia S, Keshavarz Shirazi T, Patel J, et al. AWAreness during REsuscitation – II: A multi-center study of consciousness and awareness in cardiac arrest. Resuscitation. 2023;191:109903. PMID: 37423492.

Conclusioni

Grazie di cuore per aver letto fino alla fine!

💬 Ti sei mai sentito più “pilota” che “drone”, come se la tua coscienza fosse qualcosa di più del tuo corpo? E secondo te un’intelligenza artificiale potrà mai provare davvero un’emozione? Raccontamelo nei commenti qui sotto.

E se l’articolo ti è stato utile, condividilo con chi pensi possa trarne beneficio.


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Domande frequenti

Chi è Federico Faggin?

È un fisico e inventore italiano, nato a Vicenza nel 1941. Ha progettato l’Intel 4004, il primo microprocessore commerciale, e ha fondato Zilog e Synaptics. Oggi si occupa di coscienza.

Cosa sostiene Federico Faggin sulla coscienza?

Sostiene che la coscienza sia la realtà primaria e che non nasca dal cervello. Sarebbe la coscienza a creare materia, spazio e tempo per conoscere se stessa.

Cosa sono le Seità?

Sono i campi quantistici coscienti di sé in cui l’Uno si esprime. Ognuna è una parte che contiene il potenziale del tutto, come le monadi di Leibniz.

Cosa sono le monadi di Leibniz?

Per il filosofo Leibniz sono le sostanze semplici che compongono la realtà. Non hanno parti e ognuna riflette l’intero universo dal proprio punto di vista.

Perché per Faggin l’intelligenza artificiale non sarà mai cosciente?

Perché elabora solo informazione classica, cioè simboli senza significato. Non prova qualia, non ha libero arbitrio e una somma di transistor non può far nascere la coscienza.

Quali libri ha scritto Federico Faggin?

Silicio (2019), Irriducibile (2022) e Oltre l’invisibile (2024), tutti pubblicati da Mondadori.