no other land

L’odio genera altro odio: comprendere il ciclo e trovare la via della comprensione


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Ho visto di recente No Other Land, un film documentario del 2024 che racconta con crudezza e umanità il tentativo di alcuni attivisti palestinesi di opporsi alla distruzione del loro villaggio natale da parte delle forze di difesa israeliane e dei coloni.

Mi ha colpito non solo per le immagini, ma soprattutto per le reazioni che ha suscitato negli spettatori: molti, scossi dalla sofferenza vista sullo schermo, hanno espresso sentimenti di rabbia e di odio. Una reazione comprensibile, quasi istintiva, ma che mi ha fatto riflettere: l’odio, anche quando nasce dal dolore più legittimo, finisce per riprodurre se stesso e trascinarci in un circolo senza uscita, alimentando lo stesso fuoco che ha generato quell’ingiustizia.

Il detto “l’odio genera odio” non è una semplice osservazione sulla natura umana, ma una chiave per comprendere le radici della sofferenza e indicare un percorso verso la pace interiore. Per uscire da questo circolo e capire come l’odio nasca e si propaghi, è fondamentale esplorare il concetto di “io” e la legge del Karma.

La radice del conflitto: l’espansione dell’”Io”

L'”io” è rappresenta il centro di ogni dolore, conflitto e amarezza. Non si tratta della nostra individualità unica e profonda, ma piuttosto della parte di noi che cerca costantemente di espandersi, di valorizzarsi, spesso a scapito degli altri.

È l’ego, quella parte che ci spinge ad agire per il nostro tornaconto personale.

L’espansione dell’io si manifesta in diverse forme distruttive:

  • Ambizione e Rivalità: l’ambizione è “tagliente come la lama di un rasoio”, alimentando l’odio e la malevolenza, portando all’idolatria del successo e alla crudeltà.
  • Prepotenza, Superbia e Ira: sono tutte espressioni di un io che si vuole affermare. L’ira, in particolare, può essere vista come “intolleranza accesa dell’io”.
  • Paura, Crudeltà, Gelosia e Invidia: queste emozioni negative derivano dal timore di perdere qualcosa o dal rammarico per ciò che gli altri possiedono.
  • Giudizio e Critica: spesso, quando giudichiamo o critichiamo gli altri, lo facciamo per valorizzare noi stessi, per paura che altri possano superarci. Il conflitto esteriore che osserviamo nel mondo è il riflesso di questo conflitto interiore che agita l’uomo. Anche la parola stessa può diventare un’arma che causa “uccisioni” intese come discredito, litigi o la rottura di legami.

Quando l’uomo, spinto da queste dinamiche dell’io, “vede l’altro” in relazione a un suo ideale e lo giudica, la comprensione cessa. La società stessa, costruita su queste spinte egoistiche, può diventare un “ingranaggio crudele”.

La Legge del Karma: causa ed effetto

Il concetto di Karma, spesso frainteso come un destino ineluttabile, è in realtà la Legge universale di Causa ed Effetto. Questa legge cosmica stabilisce che ad ogni causa mossa corrisponde un effetto, e tali effetti sono ineluttabili. Lungi dall’essere una punizione arbitraria, il Karma è uno strumento di quella che possiamo definire Giustizia Divina o dell’”Assoluto”, il cui scopo ultimo è l’insegnamento, la comprensione e l’evoluzione, intesa come acquisizione di maggiore grado di coscienza.

La legge di causa ed effetto governa ogni aspetto dell’esistenza, operando dal piano fisico a quello mentale ed eterico. Le nostre azioni, parole e persino i nostri pensieri creano delle cause che avranno delle conseguenze. È importante notare che l’ignoranza di una legge non esonera dai suoi effetti. Come toccare una fiamma provoca una scottatura, così compiere un’azione determina un effetto, indipendentemente dalla consapevolezza dell’individuo.

Gli effetti karmici non sono sempre immediati; essi si manifestano nel momento più opportuno per l’individuo, quando questi è più propenso alla comprensione e all’acquisizione dell’insegnamento. Karma più profondi e complessi possono ricadere con maggiore lentezza nel tempo, anche più reincarnazioni. 

La vita non è una prova intesa come un “collaudo dell’anima”, ma un processo di nascita spirituale. La sofferenza, che è il frutto di azioni compiute senza comprendere, ha sempre qualcosa da insegnare. Essa serve a muovere l’individuo dalle sue “cristallizzazioni” e “intorpidimenti”, spingendolo a riflettere e a sviluppare la propria coscienza. L’obiettivo è che l’uomo, attraverso queste esperienze, impari a vedere la realtà e a comprenderla intimamente.

Sebbene il Karma implichi una “assenza di libertà” per quanto riguarda gli effetti ineluttabili delle cause mosse, l’uomo gode comunque di un libero arbitrio relativo. La possibilità di scelta è presente fino all’attimo dell’azione. Se l’individuo non sceglie la via del superamento attraverso la comprensione razionale, l’esperienza diretta (spesso dolorosa) diventa il mezzo inevitabile per l’apprendimento. La conoscenza del Karma non deve portare a un fatalismo cieco o all’indifferenza verso la sofferenza altrui, ma piuttosto a una maggiore comprensione e compassione.

Pertanto, il dolore, la sofferenza e le calamità non sono una punizione casuale, ma l’effetto della condotta umana che infrange tale legge, il cui scopo ultimo,ricordo, è sempre la nostra evoluzione. Il dolore quindi è un “estremo rimedio”, uno strumento di comprensione e di evoluzione, non una vendetta divina. Ogni creatura che soffre, lo fa “giustamente” a causa di una causa mossa da lei stessa.

È fondamentale comprendere che non si è vittime di ingiustizia. Spesso l’umanità cerca un capro espiatorio, addossando la responsabilità agli altri, ma la vera causa e responsabilità risiede nell’intimo di ciascuno. Il male che accade agli altri non può guarire il proprio. Accettare la sofferenza significa accettare l’opportunità di imparare comprensione e affetto.

Come non serbare rancore e superare il desiderio di vendetta

Il percorso per spezzare il ciclo dell’odio e del rancore richiede una profonda trasformazione interiore, che si riassume nel concetto di “morire a se stessi“. Questo significa abbandonare l’ambizione, non essere suscettibili, non serbare rancore o antipatie.

Il percorso per attuare questa trasformazione richiede  di sviluppare dentro di sé:

  • Conoscenza di Sé e Consapevolezza Costante:
    • Studiare e conoscere sé stessi è il primo passo, riconoscendo i propri limiti e le spinte egoistiche dell’io.
    • La “costante consapevolezza” di ciò che si pensa, si sente, si desidera e si fa, senza giudizio o coercizione, è cruciale. Immaginare di scrivere un diario dei propri pensieri e rileggerlo dopo un po’ di tempo può aiutare a notare i cambiamenti e acquisire consapevolezza senza sforzo. Questo processo porta a una liberazione spontanea.
    • Non bisogna reprimere le passioni, ma comprenderle. Una passione soffocata senza comprensione non scompare, ma perdura in altre forme, causando conflitto interiore e dolore.
  • Amore Altruistico e Compassione:
    • Bisogna sostituire la spinta egoistica dell’io con la spinta dell’amore per chi ci circonda.
    • Amare ogni creatura “come essa è”, senza volerla cambiare secondo i propri ideali. Non si deve giudicare, ma cercare di comprendere le ragioni degli altri.
    • Il ricordo del dolore che si è provato deve spingere a evitare di causare qualsiasi dolore ai propri fratelli.
    • Perdonare e non serbare rancore è un elemento essenziale, aiutando il fratello anche quando ci fa un torto.
    • La frase “Porgi l’altra guancia” non significa passività, ma non serbare rancore o odio. Implica anche sapere come difendersi senza offendere, soprattutto per non danneggiare chi ci è vicino.
    • Aiutare il prossimo con un lavoro, un’azione,  un consiglio o un pensiero benefico, senza aspettarsi ricompense.
  • Mente Duttile e Apertura al Nuovo:
    • È necessario mantenere la mente “duttile alla comprensione del nuovo”, pronti a mettere in discussione le proprie convinzioni e ad abbandonare ciò che è frutto di errati ragionamenti o vecchie abitudini. Bisogna essere “nuovi ogni giorno“.
    • Spesso, le nuove verità possono essere difficili da accettare perché ci mostrano la nostra parte di responsabilità negli eventi, quando prima ci credevamo vittime.
  • Pace Interiore e Libertà:
    • Il raggiungimento di questo equilibrio interiore porta alla pace e alla felicità. La vera libertà non deriva dall’isolamento, ma da una “comprensione dell’altro”.
    • Questo percorso richiede uno sforzo continuo, come una goccia d’acqua che perfora una roccia: poche gocce non bastano, ma tantissime sì. È un auto-controllo costante, ma senza sforzo eccessivo che possa causare squilibrio.

In sintesi, superare l’odio e il desiderio di vendetta significa intraprendere un cammino di profonda introspezione per riconoscere e trascendere l’io egoistico, abbracciando la responsabilità delle proprie azioni (Karma) e coltivando un amore incondizionato e una comprensione autentica per tutte le creature. Questo è un processo che, pur richiedendo impegno, promette una pace e una libertà durature.

Riferimenti

Il contenuto di questo articolo è basato sullo studio degli insegnamenti del Cerchio Firenze 77, che hanno offerto il fondamento per l’elaborazione delle idee qui presentate.


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