L’Universo finito e la necessità di un Dio eterno: Una riflessione sulla realtà ultima


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La ricerca della verità ultima è un cammino intrinseco all’esperienza umana. Spesso ci troviamo a interrogare la natura che ci circonda, ponendoci domande fondamentali sulla sua origine e sulla sua essenza. Lo scopo di questa riflessione è capire se la caratteritsica di  finitudine del Cosmo, ci conduce alla dimostrazione dell’esistenza di una realtà superiore e trascendente, che possiamo chiamare Dio, inteso come il “Tutto Assoluto“.

Partiamo da una domanda: Dio esiste?

Siccome a Dio si fa risalire l’origine di tutto quanto esiste, che per comodità chiamerò Esistente, prima di dimostrare se Dio esiste è necessario domandarsi se l’Esistente ha avuto una origine oppure esista da sempre. Possiamo quindi ipotizzare due possibili risposte:

  1. C’è stata un’origine che potremmo chiamare Dio o Prima Causa Generatrice ed è quindi lecito indagare su essa.
  2. L’esistente esiste da sempre e quindi non esiste una Prima Causa Generatrice.

A seconda della risposta che verrà ritenuta più veritiera potremmo quindi considerarci:

  • Atei: coloro che negano l’esistenza di Dio e per i quali il mondo così come lo si conosce, ha la sua origine unicamente nella materia (ad esempio gli atomi e le più piccole particelle subatomiche) e nel suo movimento intrinseco.
  • Gnostici: coloro che sospendono l’esistenza su Dio in quanto non razionalmente o materialmente verificabile.
  • Credenti: coloro che credono nell’esistenza di Dio inteso come qualcosa che trascende i limiti dell’esperienza e della conoscenza umana e che ha dato origine a tutto.

A questo punto è possibile riformulare le due risposte ipotizzate con due assiomi validi per un ateo ed un credente (per lo gnostico, avendo sospeso il giudizio, non è possibile prendere in considerazione un assioma):

  • Assioma per un credente: una Prima Causa Generatrice ha dato origine a tutto quello che esiste.
  • Assioma per un ateo: l’esistente esiste da sempre, altrimenti si dovrebbe indagare ulteriormente chi o cosa lo ha creato, e se l’esistente non ha un inizio allora non può avere una fine. Il ragionamento si basa su un’interpretazione logica e filosofica del concetto di eternità, causalità e finitezza: qualcosa che non ha un inizio esisterebbe al di fuori del tempo o in uno stato di eternità. Se non ha un punto d’origine, non è soggetto alla progressione temporale che implica un inizio, uno sviluppo e una fine in quanto la fine presuppone un ciclo o una linearità temporale, che è assente in ciò che è senza inizio (es. per un ateo, una civiltà, può autodistruggersi ma non può cessare di esistere la materia, intesa come unica realtà).

✅ Ricapitando le due differenti visoni:

  • Credente: esiste un Dio quale prima causa generatrice.
  • Ateo: l’esistente non ha avuto inizio e non avrà mai fine.

Universo e Cosmo

Definiamo innanzitutto l’Universo come il complesso che racchiude tutto lo spazio e ciò che contiene, cioè la materia e l’energia, che comprendono pianeti, stelle, galassie, e il contenuto dello spazio intergalattico, ovvero lo spazio fisico interposto tra le galassie.

Per poter rendere chiara la terminologia, i fisici George Ellis, U. Kirchner e W.R. Stoeger consigliano l’utilizzo dei termini:

  • Universo” per il modello teorico della totalità dello spaziotempo connesso nel quale viviamo.
  • “Dominio universo” per l’universo osservabile o una parte simile dello stesso spazio-tempo,
  • “Multiverso” per una collezione di spazio-tempi non connessi tra di loro,
  • “Universo a multi-dominio” per riferirsi a un modello dell’insieme di spazio-tempi singoli connessi nella modalità descritta dai modelli della teoria dell’inflazione caotica.

Definiamo invece il termine Cosmo come l’insieme degli universi.

Il Cosmo: un’Esistenza illimitata o Limitata?

Gli astronomi hanno constatato che noi viviamo in un universo in espansione (1929, Edwin Hubble) ovvero che le galassie si allontanano l’una dall’altra e da un centro ideale. La prova primaria è il fenomeno chiamato redshift: la luce proveniente dalle galassie, infatti, nel tempo tende a spostarsi verso il rosso, in generale verso l’infrarosso. Ciò vuol dire che questi corpi celesti si stanno allontanando dal nostro pianeta, con velocità differenti. Questo fenomeno di allontanamento viene chiamato moto di recessione delle galassie.

Questa osservazione è coerente con l’idea che l’universo abbia avuto un inizio in un punto estremamente denso e caldo e se invertiamo il processo, tutte le galassie convergono a un punto iniziale circa 14 miliardi di anni fa, che rappresenta l’origine dell’universo osservabile.

Il modello del Big Bang descrive infatti l’evoluzione dell’universo dopo il primo istante estremamente piccolo noto come “tempo di Planck” (10–43 secondi) e spiega accuratamente l’abbondanza relativa degli elementi leggeri come idrogeno, elio e litio, prodotti nei primi minuti attraverso il processo di nucleo sintesi primordiale. Secondo tale visone tutta la materia si trovava inizialmente in una sola area. In questa zona era contenuta un’altissima quantità di energia, che ne ha causato una sorta di esplosione e ha dato origine all’universo che poi ha iniziò a espandersi a velocità elevatissima in un tempo finito nel passato a partire da una condizione di curvatura, temperatura e densità estreme e questo processo continua tuttora.

Viene quindi da chiedersi se questo modello di espansione degli universi può procedere all’infinito o è limitato. I fisici hanno rilevato che, mentre lo spazio si espande, la materia si allunga diventando più sottile ed è disponibile sempre meno energia.

Pertanto, ritengono che tra innumerevoli miliardi di anni, dopo che tutte le stelle si saranno consumate, ci sarà una distesa fredda e scura, dove non succede né può succedere niente di interessante. Semplicemente con il passare degli eoni, l’universo semplicemente si avvierà verso uno scenario conosciuto con il nome di morte termica. La morte termica (o morte entropica)  è un possibile stato finale dell’universo in cui non vi è più energia libera per compiere lavoro. In termini fisici, l’entropia raggiunge il massimo valore, e l’universo è in equilibrio termodinamico.

In seguito a questa “morte” sono poi discusse diverse ipotesi di quello che può succedere:

  • Resteranno i residui della materia in sparsi fotoni, privi di massa.
  • Esisteranno comunque universi paralleli (multiverso)
  • Il tempo si fermerà e si annulleranno le dimensioni e le distanze.
  • Si genererà un nuovo Big Bang nel nostro universo (cicli cosmici), a causa della bassissima entropia dopo il “congelamento” .

✅ Riassumendo i punti principali:

  • L’universo ha avuto un origine in una causa (Bin Bang?).
  • L’universo è in espansione
  • Questa espansione non può essere illimitata ma per leggi fisiche è destinata a terminare.

Nei panni di un ateo

Poniamoci innanzitutto nelle vesti di un ateo, ovvero colui che nega l’esistenza di Dio inteso come qualcosa di soprannaturale che trascende i limiti dell’esperienza e della conoscenza umana, e per il quale il mondo così come lo si conosce, ha la sua origine unicamente nella materia (ad esempio gli atomi e le più piccole particelle subatomiche) e nel suo movimento intrinseco.

Per un ateo, l’ipotesi del Big Bang come nascita dell’universo è plausibile. Tuttavia, anche volendo accettare questa teoria come un modello scientifico valido per spiegare l’origine e l’evoluzione dell’universo, questa non spiega cosa abbia causato il Big Bang o cosa ci fosse “prima” e richiede l’esistenza di componenti sconosciute come la materia oscura e l’energia oscura.

Prediamo per esempio il Cosmo, ovvero l’insieme di tutti gli universi, ed immaginiamo che questo abbia un ciclo limitato e quindi finisca consumato dalla sua stessa esistenza come prevedono teorie come il Big Crunch o la dissipazione totale dell’energia (morte termica dell’universo). Se il cosmo finisce, significa che il cosmo è un’entità contingente, ovvero ha avuto un inizio e può avere una fine. Ma se allora ha avuto un inizio significa che esso non rappresenta il Tutto in senso assoluto ed esiterebbe una causa generatrice che sarebbe in contraddizione con il pensiero ateo.

La Necessità della Causa Prima: L’Assoluto

Se il cosmo ha avuto un inizio e finisce, esso appartiene a una categoria di cose “finite”. Questo implica l’esistenza di una realtà superiore o trascendente che ne è causa. Tale realtà, essendo causa prima, sarebbe per definizione eterna e senza fine.

Un “Tutto Assoluto”, inteso come Dio,  non potrebbe essere soggetto a mutamenti come nascita o morte. Esiste quindi qualcosa di esterno o superiore al cosmo, che ne ha determinato l’esistenza.

La frase “ciò che non ha un inizio non può avere una fine” diventa così un principio che evidenzia l’esistenza di qualcosa di eterno come fondamento di tutto ciò che esiste.

Questo argomento richiama il principio di causalità: tutto ciò che ha un inizio deve avere una causa. Se il cosmo ha un inizio (come suggerito dal fatto che possa avere una fine), esso deve derivare da una causa che non è esso stesso.

Questa causa generatrice deve:

  • Essere “eterna” (non soggetta a inizio o fine).
  • Essere “necessaria” (non contingente).
  • Trascendere il cosmo stesso.

Ciò che non ha un inizio non può avere una fine

Il fondamento “ciò che non ha un inizio non può avere una fine” è coerente in un quadro logico e filosofico, ma il suo valore di verità dipende dal contesto in cui viene esaminato. Per valutarne la verità, possiamo analizzarlo da più prospettive:

  1. Prospettiva Logica
  • Coerenza interna: L’affermazione si basa sull’idea che “inizio” e “fine” siano concetti legati al tempo o alla causalità. Se un’entità non ha un inizio, significa che non è mai “iniziata” a esistere. Se qualcosa non è mai iniziato, non segue le regole temporali del divenire (cioè, nascita, sviluppo e fine).
  • Esempio: Nella logica astratta, concetti come l’infinito matematico o l’eternità non hanno un inizio né una fine e sono coerenti con questa idea.
  1. Prospettiva Metafisica
  • Nella metafisica, ciò che non ha un inizio è spesso considerato eterno, necessario e fuori dal tempo. Molte tradizioni filosofiche (Platone, Aristotele, Tommaso d’Aquino) e religiose attribuiscono questa caratteristica al “primo motore immobile” o a Dio.
  • Critica: Alcuni filosofi moderni (es. Hume) hanno messo in discussione la necessità di una causalità “eterna” per spiegare l’universo, sostenendo che il cosmo potrebbe essere contingente senza bisogno di una causa esterna.
  1. Prospettiva Scientifica
  • La scienza descrive l’universo in termini di cause ed effetti, ma il concetto di “inizio” e “fine” dipende dal modello cosmologico. Per esempio:
    • Big Bang: Sembra indicare un inizio per l’universo. Se l’universo è finito, suggerisce che la realtà non è eterna ma contingente.
    • Multiverso o cicli cosmici: In alcune teorie, l’universo potrebbe essere eterno in senso ciclico (rinasce e muore senza mai “finire” davvero).
  • La scienza non può rispondere direttamente alla domanda sulla “causa prima” o sull’eternità, perché queste appartengono a una dimensione metafisica.
  1. Critiche al Fondamento
  • Relatività del tempo: Il concetto di “inizio” e “fine” è legato al tempo come lo conosciamo. Tuttavia, il tempo stesso potrebbe essere una proprietà dell’universo, e in assenza dell’universo, il tempo potrebbe non esistere.
  • Possibilità di un’esistenza senza causalità: Alcuni modelli fisici suggeriscono che l’universo potrebbe “esistere da sé” senza una causa esterna, sfidando l’idea di una causa generatrice.

Il fondamento è solido all’interno di un sistema logico e metafisico tradizionale. Tuttavia, la sua verità dipende dall’ontologia (visione dell’essere) e dalla cosmologia che si adotta. Se si accetta che tutto ciò che esiste ha bisogno di una causa, allora il fondamento è valido. Se invece si considera l’universo come auto consistente o il tempo come una proprietà emergente, il fondamento potrebbe essere messo in dubbio.

Le Caratteristiche Inconfutabili di Dio (L’Assoluto)

Alla luce della finitudine del Cosmo e della necessità di una Causa Prima, è possibile quindi delineare  le caratteristiche intrinseche di Dio inteso come il “Tutto Assoluto”:

  • Eterno e Senza Fine: Dio è “Colui che È”, cioè colui che è sempre esistito, il quale non cesserà mai di esistere”. Egli è l’Eterno Presente, un concetto dove tempo e spazio non esistono. Tutti gli eventi, passati e futuri, sono contemporaneamente presenti in Lui, come i fotogrammi di un’intera pellicola cinematografica sono tutti presenti sulla bobina, ma solo proiettati in successione sul piano fisico.
  • Immutabile e Completo: L’Assoluto non può “divenire”, ovvero acquisire o perdere qualcosa, perché è già completo. Egli è immutabile proprio perché contiene tutte le possibili mutazioni. Se l’Assoluto fosse mutabile, sarebbe anch’esso destinato a finire. Il Suo è un “moto assoluto che equivale all’immobilità”.
  • Infinito e Onnipresente: Dio è illimitato e non può essere contenuto. Se Dio è infinito, non esiste parte del Creato dove Egli non sia presente. Egli è presente in ogni cosa e ogni cosa è Dio. La sua è una “Infinita Presenza che trascende ogni Cosmo”.
  • Onnisciente: Essendo l’Eterno Presente e il Tutto, Dio sa tutto.

In conclusione Dio non è una figura statica o un creatore distante, ma l’Assoluto stesso, l’Essere che “È”, la cui natura è eterna emanazione e riassorbimento dei Cosmi. La finitudine del cosmo non nega Dio, ma ne diventa la prova, indicando la necessità di una realtà trascendente, infinita, immutabile e onnipresente.

Riconoscere questa verità è un passo fondamentale verso una comprensione più profonda non solo dell’universo, ma anche del nostro stesso essere.

Riferimenti

Il contenuto di questo articolo è basato sullo studio degli insegnamenti del Cerchio Firenze 77, che hanno offerto il fondamento per l’elaborazione delle idee qui presentate.


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