Qual è la funzione del dolore? In sintesi: per il Cerchio Firenze 77 il dolore non è una punizione divina ma un correttivo naturale, la spia rossa che segnala di vivere in funzione dell’Ego e dell’illusione della separatività.
Perché soffriamo, se il mondo che vediamo è una percezione parziale? In questo articolo scopri che cos’è l’illusione madre, come tempo e spazio sono illusioni percettive e quale funzione del dolore indicano le Guide.
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- L’illusione della realtà: che cosa significa davvero
- L’illusione madre: il senso di separatività
- Tempo e spazio come illusioni percettive
- La funzione del dolore: non una punizione
- La spia rossa e le cristallizzazioni dell’ego
- Il dolore non è più necessario se si comprende
- La caduta delle illusioni
- Riepilogo
- Domande frequenti
- Conclusioni
La funzione del dolore: qui trovi l’illusione come errata rappresentazione, l’illusione madre, il tempo come pellicola, la spia rossa e la caduta delle illusioni.
L’illusione della realtà: che cosa significa davvero
Per capire il senso dell’esistenza e il motivo della sofferenza umana, le Guide del Cerchio invitano a indagare la natura della realtà. L’uomo vive immerso in un’illusione, definita tecnicamente come un’errata rappresentazione della realtà. Non si tratta di una simulazione o di un inganno voluto. È una percezione parziale.
La Realtà vera è ciò che è: oggettiva e coincidente con l’Assoluto. L’Illusione nasce invece dai limiti dei sensi fisici dell’individuo in evoluzione. Il mondo fisico esiste, ma i sensi ne colgono solo un frammento.
L’illusione madre: il senso di separatività
Secondo le Guide l’illusione madre, da cui scaturiscono tutte le altre, è il senso di separatività. L’uomo crede di essere un’entità distinta e contrapposta al resto dell’Universo. Da questa visione errata nascono la paura, il desiderio di possesso, l’aggressione e la costante necessità di difesa.
Per rendere l’idea, si può pensare a un’onda nell’oceano. Vede il proprio salire e scendere e conclude di essere separata dal mare, mentre è fatta della sua stessa acqua. Un’altra immagine è l’ingorgo stradale: chi è bloccato guarda solo la propria auto e vede le altre come nemiche, invece di compagne nello stesso disagio.
Tempo e spazio come illusioni percettive
Anche le categorie di tempo e spazio, apparentemente inesorabili, sono svelate come illusioni percettive. Nell’Assoluto non esiste lo scorrere del tempo, ma vige un Eterno Presente in cui tutto coesiste. Ciò che percepiamo come successione temporale è solo il movimento della nostra attenzione limitata. Se vuoi approfondire, leggi L’Illusione del Tempo e dello Spazio.
Kempis paragona questo fenomeno a una pellicola cinematografica. Vediamo i fotogrammi susseguirsi nel proiettore e abbiamo l’illusione del movimento, ma la pellicola intera esiste già simultaneamente. Come ulteriore immagine, si può dire che la coscienza assomigli al raggio di luce che illumina un fotogramma alla volta, creando la sensazione del momento presente.
Vivere dentro questa illusione significa proiettarsi nel rimpianto di ieri o nell’ansia per il domani, e perdere l’unico punto che ha consistenza: il presente.
La funzione del dolore: non una punizione
In questo scenario la sofferenza assume un significato liberatorio. Le Guide spiegano che non è una punizione divina, ma un correttivo naturale e uno strumento di evoluzione. La funzione del dolore non è punire. È correggere la rotta.
Questo non toglie realtà al dolore, che si sente con tutto il suo peso. Cambia il significato che gli si attribuisce. Non c’è un giudice che distribuisce sofferenze per bilanciare vecchie colpe.
La spia rossa e le cristallizzazioni dell’ego
Secondo le Guide il dolore è la spia rossa che segnala che stiamo vivendo in funzione dell’Ego, cristallizzandoci in atteggiamenti errati. Come con la spia dell’olio sul cruscotto, nessuno se la prende con la lampadina: l’allarme serve a salvare il motore.
La funzione del dolore è anche rompere queste cristallizzazioni. Costringe l’uomo a guardare laddove si rifiuta di vedere. Un esempio comune: chi costruisce l’identità solo sul ruolo professionale può vivere un licenziamento come un crollo. Il colpo non è un castigo, ma segnala che l’attaccamento a un ruolo stava soffocando la coscienza.
Il dolore non è più necessario se si comprende
Le Guide spiegano che, se l’uomo comprendesse i propri errori attraverso l’introspezione e correggesse la rotta spontaneamente, il dolore non sarebbe più necessario. Soffrire non è dunque l’unica strada. È quella che scatta quando si ignorano i segnali.
L’alternativa consapevole è la conoscenza di sé, descritta in La Tecnica del “Conosci Te Stesso”. Si indaga la radice delle proprie paure e della propria rabbia, e si scopre che alla base c’è sempre l’attaccamento a cose effimere.
La caduta delle illusioni
La liberazione dal dolore avviene per caduta delle illusioni. Quando si comprende che l’attaccamento a cose effimere è la causa del male, l’attaccamento cessa e con esso la sofferenza. La funzione del dolore si esaurisce quando non ha più nulla da segnalare.
Per visualizzarlo, a quel punto la spia si spegne perché non c’è più un guasto da indicare. Non svaniscono gli eventi della vita, ma cambia il modo in cui li si vive.
Questo è il quarto articolo del tema Insegnamenti e Pratica. L’articolo precedente è Il Divenire e l’Essere. Trovi tutti gli articoli del tema nella pagina Insegnamenti e Pratica. Il prossimo è Le Tre Vie dell’Evoluzione.
Se vuoi approfondire questi temi con una guida illustrata, trovi il libro Atlante del Cerchio Firenze 77: oltre 200 pagine e 70 illustrazioni per orientarti tra gli insegnamenti.
Riepilogo
- L’illusione è un’errata rappresentazione della Realtà, che coincide con l’Assoluto.
- L’illusione madre è il senso di separatività, da cui nascono paura, possesso e aggressione.
- Tempo e spazio sono illusioni percettive: nell’Assoluto vige l’Eterno Presente.
- Kempis paragona la successione temporale a una pellicola cinematografica.
- La funzione del dolore è di correttivo naturale, non di punizione divina.
- Il dolore è la spia rossa che rompe le cristallizzazioni dell’Ego.
- Con l’introspezione e la caduta delle illusioni, l’attaccamento cessa e con esso la sofferenza.
Conclusioni
Grazie di cuore per aver letto fino alla fine!
💬 Quale dolore ti ha costretto a guardare qualcosa che evitavi? E a quale attaccamento ti sei accorto di essere legato? Raccontamelo nei commenti qui sotto.
E se l’articolo ti è stato utile, condividilo con chi pensi possa trarne beneficio.


Domande frequenti
È un’errata rappresentazione della realtà, nata dai limiti dei sensi fisici dell’individuo in evoluzione. La Realtà vera è ciò che è, oggettiva e coincidente con l’Assoluto.
È il senso di separatività: la convinzione di essere un’entità distinta e contrapposta al resto dell’Universo, da cui nascono paura, possesso, aggressione e difesa.
Nell’Assoluto non esiste lo scorrere del tempo, ma un Eterno Presente in cui tutto coesiste. La successione temporale è il movimento della nostra attenzione limitata.
È un correttivo naturale e uno strumento di evoluzione. Segnala che si vive in funzione dell’Ego, rompe le cristallizzazioni e costringe a guardare ciò che si rifiuta di vedere.
Attraverso la caduta delle illusioni: comprendendo con l’introspezione che l’attaccamento a cose effimere è la causa del male, l’attaccamento cessa e con esso la sofferenza.
Biologo nutrizionista e Personal Trainer specializzato in allenamento a corpo libero e calisthenics: la mia visione di salute consiste in un sistema che integra movimento, nutrizione e consapevolezza interiore.
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