Che differenza c’è tra il Divenire e l’Essere? In sintesi: per le Guide del Cerchio Firenze 77 il Divenire è lo sforzo di apparire migliori, l’Essere è la sincerità verso ciò che si è, e solo la seconda via trasforma davvero.
Ti sfianca il continuo sforzo di correggerti? In questo articolo scopri perché il Divenire e l’Essere sono due strade opposte, che cosa dicono le Guide sull’invidia, sulla volontà e sull’inconscio, e perché i limiti cadono da soli.
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- Il Divenire e l’Essere: due modi opposti di intendere il cambiamento
- Perché la morale tradizionale fallisce
- La via corretta: essere veri
- L’esempio dell’invidia
- L’immagine della foglia secca
- Il ruolo della volontà nel Divenire e nell’Essere
- Non anticipare i tempi
- L’inconscio non è un mostro
- La Scintilla Divina emerge da sola
- Riepilogo
- Domande frequenti
- Conclusioni
Il Divenire e l’Essere: qui trovi il fallimento della morale tradizionale, l’esempio dell’invidia, la foglia secca, il ruolo della volontà e la Scintilla Divina.
Il Divenire e l’Essere: due modi opposti di intendere il cambiamento
Un concetto rivoluzionario delle Guide del Cerchio è la netta distinzione tra il Divenire e l’Essere. Il Divenire è lo sforzo continuo di raggiungere un ideale di perfezione. L’Essere è il riconoscimento sincero di ciò che si è nel presente. La differenza tra il Divenire e l’Essere cambia il modo di lavorare su di sé.
Se la vita quotidiana somiglia a un cantiere aperto giorno e notte, in cui ci si impone di diventare persone migliori, il risultato è spesso stanchezza. Il motivo sta nella spaccatura interiore tra ciò che si è e l’ideale che si crede di dover essere.
Perché la morale tradizionale fallisce
Le Guide spiegano che le morali tradizionali impongono il Divenire. Costringono l’uomo a sforzarsi per raggiungere un ideale di perfezione e a reprimere i suoi veri istinti. Questo approccio genera ipocrisia e conflitti interiori. Spinge a indossare maschere fittizie di virtù, senza mai risolvere i problemi alla radice.
Un’immagine efficace è quella di un abito di alta sartoria due taglie più piccolo. Per indossarlo si trattiene il respiro tutto il giorno: da fuori l’effetto è impeccabile, dentro cresce la tensione. Il corpo, intanto, non ha cambiato forma. Allo stesso modo l’istinto represso non scompare e può riemergere con forza maggiore. Per questo il confronto tra il Divenire e l’Essere è centrale nell’insegnamento.
La via corretta: essere veri
La via corretta è quella dell’Essere. Secondo le Guide non bisogna sforzarsi di apparire buoni, bisogna essere veri. Qui sta il paradosso della trasformazione: il cambiamento reale non avviene attraverso la lotta contro il difetto, ma attraverso la sua piena comprensione e accettazione.
Questo non è un permesso di assecondare i propri vizi. Accettare ciò che si è non vuol dire agire sotto la spinta del difetto. Vuol dire smettere di fingere di essere diversi e guardarsi con sincerità.
L’esempio dell’invidia
Le Guide fanno l’esempio dell’invidia. Se si prova invidia, non serve a nulla fingere di non provarla. Bisogna rendersene conto, guardarla in faccia con sincerità e capirne la radice egoistica.
Per visualizzarlo, si pensi a un collega che ottiene la promozione sperata. Secondo il Divenire si sorride, si stringe la mano e si dice di essere felici, mentre dentro cresce il rancore. Secondo l’Essere ci si limita ad ammettere in silenzio che l’invidia c’è. Poi ci si domanda quale paura o quale senso di inferiorità stia reagendo. Dire a se stessi di essere cattivi perché si prova invidia sarebbe solo un altro modo di distrarsi dall’osservazione.
L’immagine della foglia secca
Secondo le Guide, comprendendo intimamente un limite, esso cade da solo senza alcuno sforzo. L’immagine è quella della foglia secca che si stacca dall’albero quando è giunto il suo tempo. La trasformazione è una conseguenza naturale della maturazione della coscienza, non un’imposizione.
Per ampliare la metafora, si può pensare alla linfa come alla nostra attenzione ossessiva. Quando si lotta contro un difetto gli si invia linfa e lo si tiene in vita. Quando lo si comprende con distacco, la linfa si ritira e il limite decade. Per lo stesso motivo non si può accelerare la maturazione di un frutto tirandolo: lo si strappa acerbo.
Il ruolo della volontà nel Divenire e nell’Essere
La volontà non viene annullata, ma ha un ruolo specifico e limitato. Le Guide precisano che non deve servire a reprimere o a costruire una personalità fittizia. Deve servire a mantenere desta l’attenzione in una costante vigilanza, per non ricadere nella meccanicità quotidiana.
Un esempio pratico: nel traffico qualcuno ti taglia la strada. Con la volontà del Divenire si stringono i denti e ci si ripete di essere persone calme. Con la volontà dell’Essere si osserva il calore della rabbia che sale, senza identificarsi con essa.
Non anticipare i tempi
L’errore comune dei ricercatori spirituali, secondo le Guide, è voler anticipare i tempi dell’evoluzione. Si cerca di appropriarsi delle virtù prima di aver maturato la sostanza interiore necessaria. Questo tentativo è ancora frutto dell’espansione dell’Io, che vuole gratificarsi sentendosi spirituale. Anche nel Divenire e l’Essere vale la stessa regola: ogni virtù ha i suoi tempi.
L’invito è invece accettare ciò che si è nel presente, senza giudizio. Come immagine, è come incollare fiori finti su un albero spoglio d’inverno per sembrare in fiore: si ottiene solo l’apparenza.
L’inconscio non è un mostro
Le Guide ridefiniscono anche l’inconscio. Non è un mostro da combattere, ma semplicemente la parte di noi non ancora illuminata dalla coscienza. Per visualizzarlo, si può pensare a una stanza familiare con la luce spenta: i mobili fanno inciampare perché non se ne vedono i contorni.
Man mano che l’osservazione distaccata procede, l’oscuro diventa chiaro e l’automatismo perde potere. Smettendo di mentire a se stessi si innesca una trasformazione autentica.
La Scintilla Divina emerge da sola
Abbandonare il Divenire non porta all’inattività. Consente alla Scintilla Divina di emergere. La natura divina dell’uomo non si costruisce accumulando virtù artificiali. È già presente nel profondo. In sintesi, il Divenire e l’Essere indicano due direzioni: fingere di essere altro oppure scoprire ciò che già si è. Per saperne di più su questo tema leggi Dalla Scintilla Divina alla Coscienza.
Questo è il terzo articolo del tema Insegnamenti e Pratica. L’articolo precedente è La Tecnica del “Conosci Te Stesso”. Trovi tutti gli articoli del tema nella pagina Insegnamenti e Pratica. Il prossimo è L’Illusione della Realtà e la Funzione del Dolore.
Se vuoi approfondire questi temi con una guida illustrata, trovi il libro Atlante del Cerchio Firenze 77: oltre 200 pagine e 70 illustrazioni per orientarti tra gli insegnamenti.
Riepilogo
- Il Divenire è lo sforzo di raggiungere un ideale; l’Essere è il riconoscimento sincero di ciò che si è.
- Le morali tradizionali impongono il Divenire e generano ipocrisia e conflitti interiori.
- Il cambiamento reale nasce dalla comprensione e dall’accettazione del difetto, non dalla lotta.
- Compreso un limite, cade da solo come una foglia secca.
- La volontà serve a mantenere desta l’attenzione, non a reprimere.
- Anticipare i tempi per sentirsi spirituali è ancora espansione dell’Io.
- L’inconscio è la parte di noi non ancora illuminata dalla coscienza.
Conclusioni
Grazie di cuore per aver letto fino alla fine!
💬 Quale difetto stai combattendo da tempo senza risultati? E che cosa cambierebbe se provassi solo a guardarlo con sincerità? Raccontamelo nei commenti qui sotto.
E se l’articolo ti è stato utile, condividilo con chi pensi possa trarne beneficio.


Domande frequenti
È l’approccio delle morali tradizionali: sforzarsi di raggiungere un ideale di perfezione reprimendo i veri istinti. Genera ipocrisia e conflitti interiori.
È la via della sincerità: non apparire buoni, ma essere veri, guardando in faccia i propri limiti e comprendendone la radice egoistica.
Non lottando contro di esso, ma comprendendolo e accettandolo. Una volta compreso intimamente, il limite cade da solo come una foglia secca.
Non deve reprimere né costruire una personalità fittizia. Serve a mantenere desta l’attenzione in una costante vigilanza, per non ricadere nella meccanicità.
Non un mostro da combattere, ma la parte di noi non ancora illuminata dalla coscienza. L’osservazione distaccata gli toglie potere.
Biologo nutrizionista e Personal Trainer specializzato in allenamento a corpo libero e calisthenics: la mia visione di salute consiste in un sistema che integra movimento, nutrizione e consapevolezza interiore.
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