allenamento e mascherina

Allenamento con mascherina: le evidenze scientifiche

La distanza fisica, il lavaggio regolare delle mani e l’uso di una mascherina sono comportamenti considerati efficaci per prevenirne il diffondersi di virus. Questi possono diffondersi per contatto indiretto inspirando, parlando o inalando goccioline emesse attraverso starnuti e tosse, pertanto, in tutte le situazioni in cui la respirazione è più veloce e profonda che a riposo, come l’ attività fisica, è aumentato il rischio di trasmissione proprio per l’incremento della ventilazione polmonare.

In questo articolo si cerca però di contestualizzare gli effetti fisiologici portati dell’uso di una mascherina durante lo svolgimento di un ‘attività fisica. Prima di parlare di possibile effetti è bene conoscere le dinamiche a monte, ovvero la ventilazione polmonare.

La ventilazione polmonare

La funzione principale dell’apparato respiratorio è garantire il giusto apporto di ossigeno (O2) al sangue. Allo stesso tempo elimina l’anidride carbonica (CO2) in eccesso. Poiché questi gas devono entrare nel circolo ematico, o da questo devono essere espulsi, le vie respiratorie accoppiano ventilazione e perfusione. Il processo meccanico che chiamiamo comunemente respirazione si chiama in realtà ventilazione. Con respirazione si indica invece l’intero processo, dall’ingresso dell’ossigeno al suo utilizzo per ossidare i substrati e produrre energia.

L’aria inspirata viene umidificata e riscaldata da cavità nasali, trachea e bronchi. I bronchi si dividono in condotti sempre più piccoli e numerosi (bronchioli), fino ai dotti alveolari e agli alveoli, le unità terminali dei polmoni.

Negli alveoli polmonari avviene lo scambio dei gas (O2 e CO2) : l’ossigeno diffonde dall’aria alveolare al sangue, l’anidride carbonica segue la strada inversa.

apparato respiratorio

La ventilazione polmonare è quindi la quantità d’aria che entra ed esce dai polmoni in un minuto. Si ottiene moltiplicando il volume d’aria di un singolo respiro (volume corrente) per il numero di respiri al minuto.

VENTILAZIONE POLMONARE (VE) = VOLUME CORRENTE (VT) * FREQUENZA RESPIRATORIA (FR)

In un soggetto a riposo:

  • VOLUME CORRENTE (VT) ≈ 500 ml.
  • FREQUENZA RESPIRATORIA (FR) ≈ 12 atti/min.
  • VENTILAZIONE POLMONARE (VE) ≈ 500 x 12 ≈ 6 L / min.

Volumi e capacità polmonari

I volumi polmonari rappresentano un quantitativo d’aria e si distinguono in statici e dinamici.

I volumi statici sono la quantità di aria presente in determinate situazioni, come se fossero delle fotografie istantanee. Essi sono:

  • Volume Corrente (VT): volume d’aria di un singolo atto respiratorio (uomini  600 ml ca, donne 500 ml ca).
  • Volume di Riserva Inspiratorio (VRI): massimo volume d’aria inspirabile alla fine di una normale espirazione (uomini  3000 ml ca, donne 1900 ml ca).
  • Volume di Riserva Espiratorio (VRE): massimo volume d’aria espirabile alla fine di una normale inspirazione (uomini 1200 ml ca, donne 900 ml ca).
  • Volume Residuo (VR): volume d’aria presente nei polmoni dopo una espirazione massimale (uomini  1200 ml ca, donne 1000 ml ca).

I volumi dinamici sono invece correlati alla capacità dei muscoli respiratori e si distinguono in:

  • Volume Espiratorio Massimo ad 1 secondo (VEMS, FEV1): volumi di aria espirata in maniera forza dopo inspirazione massimale, nel primo secondo.
  • Massima ventilazione Volontaria (MVV): volume massimo di aria ventilata in un minuto.

Sulla base di questi volumi vengono poi definite le capacità polmonari intese come la somme di due o più volumi:

  • Capacità Vitale (CV): volume totale di aria che può essere completamente espirato dopo una inspirazione massimale.
  • Capacità Vitale Forzata (CVF): misura della quantità dinamica di aria espirata in maniera forzata dopo una inspirazione massimale.
  • Capacità Polmonare Totale (CPT): volume polmonare totale dato da CV + VR (uomini  6000 ml ca, donne 4200 ml ca).
  • Capacità Inspiratoria (CI): massimo volume inspirato in modo forzato partendo dal volume di fine espirazione (uomini  3600 ml ca, donne 2400 ml ca).
  • Capacità Funzionale Residua (CFR): volume presente nei polmoni alla fine di una espirazione normale (uomini  2400 ml ca, donne 1800 ml ca).
volumi polmonari

Effetti dell’attività fisica sulla respirazione

Durante l’esercizio fisico entrano in gioco due organi importanti: cuore e polmoni. Il sistema respiratorio e quello cardiocircolatorio sono strettamente collegati. I polmoni portano O2 al corpo per produrre energia ed eliminano la CO2, il prodotto di scarto di questo processo. Il cuore pompa O2 ai muscoli che lavorano di più, perché l’organismo consuma più ossigeno e produce più anidride carbonica.

esercizio fisico e respirazione

Per fare fronte a questa richiesta supplementare, la respirazione deve aumentare così come la circolazione deve accelerare:

  • VOLUME CORRENTE (VT) può raggiungere anche da 2 a 2,5 litri.
  • FREQUENZA RESPIRATORIA (FR): mediamente da 35 a 45 atti/min, ma nell’atleta può raggiungere da 60 a 70 atti/min.
  • VENTILAZIONE POLMONARE (VE): nel soggetto normale da 100 a 120 L / min; nell’atleta può superare i 180 L / min.

Durante uno sforzo di bassa intensità la ventilazione aumenta soprattutto grazie al volume corrente. Con l’aumentare dello sforzo cresce anche la frequenza respiratoria.

ventilazione polmonare sotto sforzo

Se lo sforzo è intenso si crea una condizione di affanno, cioè un affaticamento respiratorio. Nasce dalla differenza tra la richiesta di ossigeno dell’organismo e la sua capacità di soddisfarla. Questa condizione dipende in parte dall’entità dello sforzo e in parte dal quoziente respiratorio (QR). Il QR è il rapporto tra CO2 eliminata e O2 consumato: è individuale e non può essere standardizzato.

La difficoltà respiratoria è soprattutto una sensazione soggettiva. Può presentarsi in persone sane durante un’attività intensa, per l’iperventilazione provocata dallo sforzo. Nelle persone obese o con disturbi metabolici, cardiopolmonari o neuromuscolari può comparire anche a riposo o con uno sforzo leggero, a causa della respirazione più corta e frequente.

In generale infatti si può dire che con l’aumento di peso e di BMI i volumi e le capacità  polmonari diminuiscono. Le persone obese, soprattutto con obesità grave, lamentano spesso difficoltà respiratorie anche con sforzi contenuti. Sono anche più soggette alle infezioni respiratorie, perché la parete toracica più pesante e meno elastica rende difficili i normali movimenti respiratori.

uomo grasso scale

L’accumulo di grasso corporeo altera in modo più o meno marcato l’anatomia dell’apparato respiratorio a più livelli, conducendo a un’alterazione della meccanica respiratoria. Si osservano quindi variazioni dei volumi e dei flussi polmonari. Cambiano anche la reattività delle vie aeree e la risposta dei chemocettori a stimoli come ipossia e ipercapnia. Il Volume di Riserva Espiratorio (VRE) e la Capacità Funzionale Residua (CFR) si riducono perché il diaframma si alza a causa del grasso addominale. Questa riduzione è direttamente legata all’ipossiemia, per ostruzione dei bronchioli fino all’ipoventilazione delle zone basali.

Nelle persone allenate, al contrario, l’apparato cardiorespiratorio si adatta in modo positivo. Aumenta la ventilazione massima sotto sforzo e, a parità di ossigeno consumato, si riduce la ventilazione necessaria.

In generale l’allenamento aumenta la forza e l’efficienza dei muscoli. Di conseguenza aumentano le dimensioni del cuore, la gittata sistolica, il volume del sangue e l’emoglobina, mentre la frequenza cardiaca diminuisce. L’esercizio stimola inoltre gli enzimi coinvolti nella β-ossidazione, nel ciclo dell’acido tricarbossilico e nella catena di trasporto degli elettroni. Il risultato è una maggiore capacità ossidativa dei muscoli scheletrici.

allenamento scale

Infatti, gli aumenti della capacità respiratoria sembrano essere spiegati da una maggiore espressione di enzimi mitocondriali che facilitano il metabolismo aerobico. Ne consegue, a parità di intensità di esercizio in confronto con soggetti non o meno allenati, un minor dispendio energetico e una maggioreventilazione polmonare.

Una persona non allenata che cammina, o una persona in sovrappeso che sale le scale, può quindi avere un deficit di ossigeno molto maggiore di una persona allenata. Anche quando quest’ultima svolge attività molto più dispendiose.

Effetti dell’utilizzo della mascherina sulla respirazione

Le maschere chirurgiche sono dispositivi medici usati in ambito sanitario fin dai primi anni del Novecento. La loro funzione principale era impedire che i microrganismi presenti nel naso e nella bocca dell’équipe operatoria raggiungessero la ferita aperta del paziente.

Durante la pandemia COVID-19, l’uso delle maschere sembra essere una procedura accettata in tutto il mondo. La riduzione dell’esposizione e delle emissioni di aerosol respiratori infettivi è diventata una questione importante per il controllo delle infezioni. Le raccomandazioni di enti regolatori e comitati scientifici si basano in gran parte su dati in vitro limitati. Spesso incoraggiano l’uso della mascherina sia da parte del presunto paziente infetto (“fonte”) sia dell’operatore sanitario (“ricevente”), per controllare la fonte dell’infezione e proteggere dal contagio. Non entrerò nel dettaglio dell’efficacia di queste misure di prevenzione. Se volete approfondire, ecco questa revisione sistematica sull’efficacia degli interventi fisici per interrompere o ridurre la diffusione dei virus respiratori.

Nell’ambito dell’attività fisica si vuole invece riportare quali possano essere gli effetti dell’uso di una mascherina sulla respirazione.

Lo studio di Shaji D. Skaria e Gerald C. Smaldone

In un studio condotto nel 2014 dai Dr. Shaji D. Skaria e Gerald C. Smaldone, si è rilevata la resistenza al flusso d’aria di alcuni modelli di mascherine facciali, misurata come differenziale di pressione (∆P). La pressione differenziale indica la permeabilità all’aria della mascherina, misurata in specifiche condizioni di flusso d’aria, temperatura e umidità. ∆P più elevati possono causare un aumento del lavoro respiratorio e / o incoraggiare la ritenzione di calore tramite la deflessione del respiro caldo espirato all’interno del facciale. 

Per misurare il differenziale di pressione si è utilizzato  un amplificatore ed un registratore con poligrafo, collegato a un trasduttore sensibile. Al trasduttore è stato attacato un catetere inserito nella narice di un manichino. Il manichino è stato quindi ventilato tramite una pompa, simulando un modello di respirazione a riposo sul livello del mare (volume di 500 ml e frequenza respiratoria di 15 respiri al minuto ).

Misuratore differenziale di pressione per il test delle mascherine

La differenza tra la pressione dell’aria all’interno della mascherina e quella misurata senza mascherina ha dato il differenziale di pressione (ΔP) dovuto alla mascherina. Le mascherine sono state testate in condizioni di “vita reale“, indossate normalmente sul viso con possibili perdite d’aria. Sono state poi testate in condizioni di “massima resistenza“, sigillate sul viso del manichino con del nastro lungo i bordi per eliminare ogni perdita.

I test sono stati condotti sui i seguenti modelli di mascherine:

  • Maschera chirurgica SMnat modello n. GCFCXSGCFCXS (SMnat).
  • Maschera chirurgica Securefit modello n. GCFCXUSF (SF).
  • Maschera chirurgica SecureFit Ultra Fitted con materiale filtrante in nanofibra (PT).
  • Maschera N95 3M (N95).

I risultati sono riportati nel grafico seguente. Sull’asse orizzontale ci sono i diversi modelli di mascherine, non sigillate e sigillate [T], sull’asse verticale il differenziale di pressione.

Grafico dell'efficienza di filtrazione delle mascherine

Come prevedibile, tutte le mascherine sigillate [T] partono da una resistenza al flusso d’aria maggiore, e il ΔP del respiratore N95 è molto più alto di tutte le altre. Le altre mascherine non sigillate, indossate in condizioni reali, hanno mostrato una drastica riduzione della resistenza al flusso d’aria (SMnat media di 0,00104 cmH2O e SF media di 0,08166 cmH2O). La resistenza è aumentata molto quando sono state sigillate sul viso (SMnat media di 0,1865 cmH2O e SF media di 0,1791 cmH2O).

Non solo quindi le maschere sigillate, ma anche quelle portate normalmente, comportano una significativa perdita di flusso d’aria. La tollerabilità di questa riduzione dipende dalle condizioni di salute dell’individuo e dal tempo di utilizzo. 

Nell’ambito dell’ attività fisica, con un esercizio di intensità bassa, per un individuo in salute lo sforzo risulterà solo leggermente più duro del normale, ma come potrebbe reagire una persona che presenta volumi e/o capacità polmonari ridotte? Inoltre, se negli esercizi a bassa intensità il problema potrebbe riguardare solo soggetti critici, durante esercizi ad alta intensità la difficoltà comprende anche gli individui sani.

Abbiamo visto che, con l’aumentare dello sforzo, una persona sana arriva a scambiare circa 100 litri d’aria al minuto. L’esercizio porta a un affanno fisiologico e indossare una mascherina limita l’apporto di ossigeno. La resistenza che la mascherina oppone all’ingresso dell’ossigeno vale anche per l’uscita dell’anidride carbonica. C’è quindi il rischio di respirarla di nuovo, con una riduzione delle funzioni cognitive e un aumento della frequenza respiratoria.

Il test di Lindsay Bottoms

Per analizzare il problema con dei dati, Lindsay Bottoms, docente di Fisiologia dell’Esercizio e della Salute alla University of Hertfordshire, ha fatto un test su sé stessa. Ha corso su un tapis roulant a 10 km/h per tre minuti, simulando intensità e durata di un assalto di scherma, la disciplina che pratica. Ha indossato il kit da scherma completo, prima senza e poi con una mascherina di stoffa sotto la maschera. Inoltre, ha usato un analizzatore di gas portatile e lo ha adattato per misurare la concentrazione dei gas inspirati ed espirati.

La concentrazione di ossigeno nell’atmosfera è di circa il 21% a livello del mare. Quando correva sul tapis roulant con solo la maschera da scherma, la concentrazione di ossigeno era di circa il 19,5%. Ciò equivarrebbe a fare esercizio a 600 m sul livello del mare. Indossare una mascherina sotto la maschera da scherma ha però ridotto il livello di ossigeno a circa il 17%, come allenarsi a 1.500 metri di quota.

Lindsay Bottoms, test mascherina

Un ulteriore calo dell’ossigeno, allenandosi più a lungo o più intensamente, avrebbe avuto effetti importanti sulla risposta fisiologica all’esercizio (mal di testa e vertigini). L’altro gas considerato è l’anidride carbonica, presente nell’aria in quantità trascurabili (circa lo 0,03%). Con la sola maschera da scherma la sua concentrazione è rimasta sotto l’1%. Con la mascherina sul viso, invece, la concentrazione di CO2 è triplicata (3%). Per fare un confronto, l’ente britannico che regola la sicurezza sul lavoro consiglia di non esporre i dipendenti all’1,5% di anidride carbonica per più di 15 minuti.

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Conclusioni

Grazie di cuore per aver letto fino alla fine!

💬 Ti sei allenato con la mascherina durante la pandemia? Che sensazioni avevi e come cambiava la tua prestazione? Raccontamelo nei commenti qui sotto.

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Domande Frequenti

Allenarsi con la mascherina è pericoloso?

Per le persone sane gli studi riportati non mostrano rischi significativi per un’attività moderata, anche se la percezione della fatica può aumentare.

La mascherina riduce l’ossigeno durante l’esercizio?

Le misure riportate nell’articolo mostrano variazioni minime di ossigenazione durante l’esercizio con mascherine chirurgiche o in tessuto.

Perché con la mascherina si fa più fatica a respirare?

La mascherina aggiunge una piccola resistenza al flusso d’aria, che si avverte soprattutto quando la ventilazione aumenta con l’intensità dello sforzo.

Cosa ha misurato lo studio di Skaria e Smaldone?

La resistenza al flusso d’aria di diversi modelli di mascherine, misurata come differenziale di pressione.

Chi dovrebbe fare attenzione ad allenarsi con la mascherina?

Chi ha patologie respiratorie o cardiovascolari dovrebbe sentire il proprio medico prima di allenarsi con la mascherina, soprattutto ad alta intensità.

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